Arrestato il presidente di WhatsApp dell’area Sud America

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Ancora guai legati alla protezione dei dati personali degli utenti per un’azienda che opera nel settore hi-tech. Dopo il famosissimo caso che ha coinvolto Apple e l’FBI e scatenato una pletora di polemiche, adesso tocca a Facebook entrare nel mirino della critica, nella fattispecie a causa della sua costola WhatsApp, per il comportamento, tra l’altro legittimo, di un dirigente del social.

Pare, infatti, che il presidente di WhatsApp per quanto riguarda l’area del Sud America sia stato arrestato con l’accusa di aver favorito la criminalità negando alla polizia brasiliana l’accesso alle chat e ai dati privati di alcuni esponenti di spicco di un noto cartello della droga nell’ambito di un indagine sul narcotraffico.

Come Apple, anche Facebook e quindi WhatsApp hanno posto il veto a un tentativo di craccare i propri livelli di sicurezza anche in caso di criminale riconosciuto adducendo il rischio di un collasso del settore sicurezza dei propri servizi che si riflette direttamente sulle tasche degli investitori.

Ma occorre fare chiarezza poiché se è vero che nessuna azienda permetterà mai ad alcun ente governativo di bypassare i propri standard di sicurezza, è altresì vero che Facebook, WhatsApp e anche Apple collaborano con gli inquirenti per quanto riguarda i dati immagazzinati nei propri database che nelle ultime settimane sono stati utilissimi nell’ambito della caccia al superlatitante Matteo Messina Denaro e in altri casi di cronaca italiana.

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