Circuiti in diamante per il computer quantistico

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Il computer quantistico, ossia la nuova frontiera dell’industria dell’informatica, potrebbe diventare prezioso e non solo in virtù delle potenzialità di elaborazione che avrà ma anche per i materiali che si useranno per la sua realizzazione. Uno di questi, il diamante, ci sorprende alquanto essendo stato sempre considerato uno dei materiali più difficili da scalfire in natura.

C’è anche l’italia

Un progetto congiunto delle Università di Calgary e di Tokio insieme al Politecnico di Torino e all’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie di Trento ha portato alla realizzazione di circuiti fotonici che verranno impiegati per la costruzione del computer quantistico. Un circuito fotonico, a differenza di quello elettrico, sfrutta la mobilità dei fotoni, piccole particelle di luce cariche di energia che si spostano all’interno di strutture guidanti. Li conoscete già, pensate alla fibra ottica.

Il Diamante Non è Perfetto

Il computer quantistico disporrà di questa tipologia di circuiti in cui non avremo le piste di rame per condurre le correnti elettriche ma bensì dei fasci di luce generati dai fotoni sfruttando le asperità del diamante. Tali asperità o difetti, se li vogliamo chiamare così, dipendono dalla presenza di un atomo di azoto vicino a due atomi di carbonio, una situazione che non è rara da trovare in un diamante: poiché l’azoto si comporta chimicamente in modo diverso rispetto al carbonio, lo spin dell’elettrone dell’atomo di azoto può essere interpretato come un qubit, cioè può rappresentare i due stati classici, 1 e 0, ma anche entrambi contemporaneamente.

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