Claude Shannon, il genio che non ti aspetti

La storia della tecnologia e del suo sviluppo nei settori più svariati è lastricata dalle targhe dei nomi degli scienziati, degli ingegneri o più semplicemente dei pensatori che hanno rivoluzionato il mondo partendo da una visione più ampia e precisa del loro ambito di lavoro. Oggi forse non avremmo tutti gli accessori hi-tech che possediamo e amiamo se qualche decennio fa non ci fossero state delle menti illuminate in grado di intuire i fenomeni fisici alla base del loro funzionamento. Che dire allora di Claude Shannon?

Per chi non lo sapesse Claude Shannon è uno dei padri indiscussi dell’era tecnologica moderna. Un personaggio tanto geniale quanto fuori dalle righe, decisamente fuori dal contesto e dall’immagine che chiunque di noi possa farsi di uno scienziato, anzi, di un’ingegnere elettrico con una sconfinata conoscenza della matematica che passa il tempo libero a giocare a scacchi, costruire piccoli robot, leggere T.S. Eliot e ascoltare dixieland jazz.

A soli 22 anni, da novello studente del MIT, Shannon raccolse tutti i suoi quaderni e unificò una teoria, un pensiero senza il quale oggi non esisterebbero smartphone o computer: l’idea di Shannon era molto semplice e unificava l’ingegneria elettrica con l’algebra del matematico inglese George Boole. Nella pratica ciò si traduceva nella possibilità di testare un circuito elettrico mediante equazioni matematiche prima di montarlo evitando così errori di progettazione e spreco di materiali. Nasceva così la progettazione e il dimensionamento dei circuiti elettrici ed elettronici che ha permesso alle aziende di sviluppare hardware e software a un ritmo sempre più forsennato.

Ma la summa del lavoro di Shannon si ha però nel campo dell’informazione. In questo settore egli diede un impulso decisivo alla nascita della teoria dell’informazione: riuscì a dimostrare che l’ammontare dell’informazione in un dato messaggio è determinato dalla probabilità  che sia scelto quel particolare messaggio tra tutti i messaggi inviati. Shannon chiamò questo concetto Entropia volendo sottolineare la casualità osservabile del tutto.

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