Formule passivo aggressive: chi di mail ferisce…

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Forse non ci facciamo molto caso, ma quando spediamo delle email spesso utilizziamo delle formule di rito che crediamo essere educate e gentili ma che invece nascondono dietro tutt’altro; queste espressioni standard sono state definite formule passivo aggressive e faremo bene a usarle si rado. Ho parlato di mail ma il discorso vale anche per i messaggi di WhatsApp.

Ad esempio tra le formule passivo aggressive più sfruttate quando si scrive una mail c’è “La ringrazio anticipatamente”. Ecco, dietro questa forma di cortesia si nasconde un significato meno gentile: ti ringrazio per il favore che mi stai facendo anche se non me lo hai ancora fatto. Quindi fallo!

Poi c’è “Stavo pensando che…” che pensiamo denoti un modo gentile di proporre a qualcun altro di fare qualcosa ma che in realtà, in termini di psicologia stretta, equivale a dire: non dovrei chiedertelo, ma te lo chiedo lo stesso!

Che dire di “Lascia che ti spieghi”. Pensate di essere gentili quando vi offrite di spiegare più chiaramente qualcosa ma il messaggio che arriva è completamente diverso: evidentemente non hai capito il messaggio che ti ho mandato prima, idiota!

E veniamo infine alla regina delle formule passivo aggressive; l’espressione che sembra il massimo della cortesia e della gentilezza ma che, in realtà, è un vero e proprio passo e chiudo che mette fine con grande scortesia alla conversazione. E cosa ben peggiore, che fa sentire il vostro interlocutore un maleducato qualora decida di aggiungere qualche informazione ulteriore. Parliamo di “I miei migliori auguri”. Queste espressione è usata in ambito professionale per chiudere le email commerciali e, tradotta, sta per: la discussione finsice qui. Non aggiungo altro sull’argomento e mi aspetto che tu faccia lo stesso.

C’è uno studio psicologico dietro a tutto ciò e di formule passivo aggressive ce ne sono tantissime. Se siete interessati ad approfondire l’argomento provate e seguire questo link.

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