Gli algoritmi matematici cambiano la nostra esperienza musicale

Ben Ratcliff, un noto critico musicale ha recentemente pubblicato un saggio dal titolo Every Song Ever in cui illustra come si possano fare collegamenti musicali in base a categorie che ancora non abbiamo pensato e soprattutto lontano dagli algoritmi matematici, come quello di Spotify, che ci tolgono in fantasia più di quanto non ci facciano guadagnare in comodità.

Oggi noi ascoltiamo la musica in qualsiasi momento della giornata facendo di alcuni brani la nostra colonna sonora personale anche se spesso non ci soffermiamo su cosa voglia dire il testo: questo modo di fruire del prodotto musicale è totalmente diverso da un ventina d’anni fa quando si compravano i dischi e si ascoltavano per intero più e più volte. Erano tempi in cui anche solo il pensiero degli algoritmi matematici per gestire la musica ci avrebbe fatto ridere a crepapelle.

Youtube, Spotify, Apple Music e qualsiasi altro servizio musicale digitale che sfrutti gli algoritmi musicali per creare playlist e per proporci nuova musica, secondo Ratcliff, non farebbero altro che diminuire e limitare la nostra curiosità e la nostra fantasia proponendoci un qualcosa di già confezionato e pronto all’uso mentre invece, il succo del discorso dovrebbe puntare sull’emozione della scoperta.

Sarà il segno dei tempi che cambiano ma se non riusciamo a gestire la tecnologia o se facciamo in modo che essa gestisca noi allora forse qualcosa la stiamo sbagliando.

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