Istruiamo l’algoritmo di Spotify

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Ogni lunedi Spotify ci propone una playlist che dovrebbe essere personalizzata, cioè basata su parametri relativi al nostro utilizzo dell’app. E’ comodo e divertente, se si è curiosi, ogni inizio settimana testare quanto un algoritmo possa fare centro o no stuzzicando i nostri gusti musicali ma un algoritmo è pur sempre un surrogato di intelligenza umana per cui ha i suoi evidenti limiti. Il modo con cui usiamo l’app può però “istruire” l’algoritmo di selezione dei brani di Spotify per trovare brani sempre più confacenti ai nostri gusti.

Come fare? Basta prendere alcuni accorgimenti all’uopo. In primo luogo è buona abitudine salvare tra i preferiti i brani che ascoltiamo più frequentemente in modo da permettere a Spotify di tracciare un ideale identikit di base della nostra esperienza musicale.

Altra buona abitudine è quella di salvare le playlist proposte e ascoltarle per intero anche in un secondo momento; poi non è da disdegnare un’attenta analisi dell’intera discografia dei vari artisti che ascoltiamo di solito e anche sbirciare nelle pagine dei nostri amici non fa male.

Ovviamente parlando di un algoritmo non possiamo pretendere una velocità di apprendimento subitanea ma dobbiamo avere molta pazienza, e questo è forse il consiglio principale, ed utilizzare Spotify con una certa costanza.

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