E’ nato il bit immortale

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Un piccolo disco di quarzo trasparente del diametro di pochi centimetri riesce a contenere fino a 360 Terabyte di informazioni, resiste al fuoco e alle temperature fino a 1000°C ed ha una longevità calcolata nell’ordine di diversi miliardi di anni. E’ nato il bit immortale. Fantascienza? Assolutamente no: è il risultato di una ricerca dell’università inglese di Southampton dove il professor Peter Kazansky, docente di optoelettronica, ha messo a punto in appena 3 anni questa straordinaria invenzione, coniando di fatto il termine bit immortale.

Il bit immortale deve la sua esistenza al sistema di archiviazione dati denominato 5D. Oltre alle tre dimensioni fisiche, infatti, questa nuova tecnologia permette di sfruttare la diversa polarizzazione della luce che attraversa il sottile disco di quarzo per immagazzinare le informazioni direttamente nella microstruttura cristallina del materiale. Tutto ciò viene eseguito da un complesso macchinario a base di laser ma è in decodifica che avviene il miracolo, poiché basta un microscopio elettronico in grado di gestire un particolare algoritmo che decifra le informazioni e le trasforma in testo e dati.

La mission di Kazansky e del suo staff non è quella di sostituire gli odierni supporti ottici per la memorizzazione dei dati ma bensì quella di creare dei metodi per salvaguardare il più a lungo possibile quei dati.

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