R.I.P. Legge di Moore: l’industria hi-tech al bivio

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Per chi non lo sapesse, tutto il comparto produttivo dell’industria hi-tech si è sempre basato su un’intuizione dimostrata nota come Legge di Moore la quale afferma che le prestazioni dei processori e il numero di transistor necessari per mantenerle raddoppiano ogni 18 mesi. Ebbene, per quanto sia stato vero questo fatto fino a ieri, pare sembra che la direzione della miniaturizzazione abbia abbattuto questo pilastro rallentando in modo sensibile la crescita esponenziale della potenza dei chip.

Il calore è un problema

Pare proprio che la Legge di Moore non prevedesse effetti relativi al calore. Nello spazio di 2-3 nanometri, all’aumentare della densità dei transistor, gli effetti prodotti dalla dissipazione del calore generato influenzano  le caratteristiche ponendo dei limiti invalicabili con la tecnologia del momento.

Anche la fisica quantistica ci si mette

A quel livello di grandezza i parametri della Legge di Moore saltano completamente poiché gli elettroni hanno comportamenti sempre più affetti da incertezze quantistiche che incidono in maniera deleteria sulla stabilità dei transistor. A questo aggiungiamoci anche la mancanza di qualsiasi alternativa valida al silicio come materiale principale del settore e avremo i confini del problema.

More than Moore

La soluzione proposta per aggiornare la Legge di Moore si centra sullo scopo finale: il software. Si parte dalle specifiche software e si lavora a ritroso per trovare soluzioni hardware che permettano di soddisfarle. In poche parole si tratta di sfruttare meglio i chip piuttosto che migliorarli. Altre proposte prevedono lo sfruttamento del quantum computing e quindi della fisica quantistica mentre una nuova frontiera, detta neuromorphing computing, mira a modellare i chip sulla base della schema dei neuroni del cervello umano.

Vedremo.

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