The First Law viola le leggi della robotica

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Nel campo dell’intelligenza artificiale ci stiamo muovendo come farebbe un esploratore medievale di fronte ad un paesaggio incontaminato, magnetico e al tempo stesso minaccioso. La questione etica quando si parla di AI è se un robot possa arrecare volontariamente danno a un essere umano: in poche parole se sia lecito aspettarsi un futuro alla Terminator o alla Matrix qualora perdessimo il controllo della situazione. Per chiarire il concetto, Alexander Reben dell’Università di Berkeley ha creato The First Law, un robot che può contravvenire alla prima legge di Asimov.

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

The First Law è un braccio meccanico con un ago, è stato assemblato in pochi giorni e costa appena 200$, ma il suo valore intrinseco è nella questione che solleva: può decidere arbitrariamente di pungere il dito del malcapitato e quindi dimostrare che i robot possono infrangere la prima legge della robotica. Purtroppo per lui, Reben ha scordato che le leggi di Asimov, pur essendo un espediente narrativo, si applicano ai robot dotati di cervello positronico e non a una macchina che può decidere come agire in base a semplici algoritmi.

Tuttavia The First Law inquieta alquanto poiché è chiaro che una IA potrebbe anche decidere di far arbitrariamente del male a un essere umano se non si prendono contromisure opportune. Però non scordiamo che sono sempre gli esseri umani a creare i robot e le intelligenze artificiali che li guidano e l’uomo, nella sua natura, ha il gene del male.

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