The Witness: siamo geni della matematica o stupidi?

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Chiunque affronti seriamente lo studio della matematica sa che spesso si passa da una fase di esaltazione a una successiva di disperazione poiché per costruire il proprio castello di competenze mentali ci vuole tempo, impegno e pazienza: sovente ci si può sentire veramente stupidi nonostante fino a qualche ora prima l’universo matematico ci apparisse chiaro e decifrato. Sicuramente tale universo deve apparire perfettamente ordinato a Jonathan Blow, lo sviluppatore di un gioco che fa leva proprio sull’ordine matematico del ragionamento e sul costante oscillare tra intuizione e scoramento. Il gioco si chiama The Witness.

In The Witness ci ritroviamo a passeggiare su una lussureggiante isola in un splendida giornata di sole. Dobbiamo percorrere un sentiero composto da mattonelle ognuna delle quali nasconde un rompicapo logico/matematico dalla risoluzione sempre più complicata. Si passa dalla semplice congiunzione di due punti con un’unica retta all’aggiunta di difficoltà crescenti attraverso sovrastrutture di tipo logico che sviluppano nel gamer un ordine mentale sempre più accentuato e lo immergono completamente all’interno del gameplay. Tali sovrastrutture sono rappresentate da altre azioni da compiere come toccare tre punti invece di due, schivare una zona del labirinto o pigiare più o meno in sequenza ordinata alcuni pulsanti.

The Witness è un gioco che ci trasporta all’interno di un mondo in cui gamer e videogioco si compenetrano automaticamente man mano che il primo prende dimestichezza con le regole del secondo. E non pensate che sia facile perché succede spesso che ci assalga lo sconforto quando fino a pochi istanti prima ci sentivamo come Isaac Newton…

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